21 giugno 2019

FESTA DELLA MUSICA ITALIA A PECHINO

manifesto fdm 2019

FESTA DELLA MUSICA 2019

Concerto la musica al tempo di Leonardo

Pechino celebra la Festa della Musica 2019 con due eventi che si terranno rispettivamente i giorni 18 e 21 giugno presso l’Istituto Italiano di Cultura: il concerto di musica rinascimentale “La musica al tempo di Leonardo da Vinci; La figurazione delle cose invisibili (1452-1519)” e la presentazione del libro di testo “Il napoletano: una lingua per le canzoni”, edito dalla Foreign Language Teaching and Research Press.
 
“La musica al tempo di Leonardo da Vinci;
La figurazione delle cose invisibili”
(1452-1519)”
18 giugno 2019, ore 19:00
Istituto Italiano di Cultura di Pechino
Ingresso libero
Il concerto “La musica al tempo di Leonardo da Vinci; La figurazione delle cose invisibili (1452-1519)” si terrà il giorno 18 giugno presso l’auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. L’evento è parte del “Focus on Italian Early Music”, ciclo di concerti organizzati dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Conservatorio Centrale di Musica di Pechino che avranno luogo dal 7 al 18 giugno nell’ambito della prestigiosa “CCOM Baroque Music Festival and Pipe Organ Week”. Il concerto si colloca inoltre all’interno del palinsesto di attività pianificate da Ambasciata d’Italia ed Istituto Italiano di Cultura di Pechino nel corso del 2019 in celebrazione del 500mo anniversario della morte di Leonardo da Vinci.
Gli artisti sono il soprano Nadia Caristi e il liutista Massimo Marchese, due tra i più raffinati interpreti di musica rinascimentale e vincitori di numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.
Il titolo del concerto “La figurazione delle cose invisibili” allude ai Rebus per cui è noto Leonardo da Vinci, e il tema viene coniugato con la musica del Rinascimento italiano attraverso la voce accompagnata al liuto.
È l'Amore in tutte le sue forme a legare i brani di questo programma, che accompagnano il pubblico in una sorta di viaggio nell'Italia del Cinquecento, epoca nella quale la pratica musicale era diffusa sia nella ricchezza sfarzosa delle corti aristocratiche che nei più modesti, ma spesso non meno culturalmente raffinati, ambienti delle case private.
Come introducendosi in uno di questi interni rinascimentali, voce e liuto ridanno vita a uno dei più affascinanti repertori musicali del nostro passato e alle storie d'amore che esso raccontava, in un connubio quasi magico. Sono storie di raffinata sensualità, in perenne equilibrio tra quotidianità e sogno.
Esempio di eleganza e lirismo, frutto di una sapiente semplicità formale, sono le frottole di Cara e Tromboncino, musicisti prediletti di Isabella d'Este a Mantova. L'evoluzione stilistica che fioriva nell'Italia di quegli anni è ben espressa dai madrigali di Arcadelt, Verdelot e Willaert, vertici di raffinatezza che rappresentano il nuovo rapporto tra musica e verso poetico che si apprestava a dar origine alla rivoluzione del madrigale e del recitar cantando seicentesco.
Tra i brani strumentali spiccano le fantasie e i ricercari del “Divino” Francesco da Milano, uno dei più grandi strumentisti del XVI secolo e il più sublime, in assoluto, per quanto riguarda il repertorio per liuto.
PROGRAMMA
Francesco Spinacino
Ricercare
Bartolomeo Tromboncino
Zephiro spira e ’l bel tempo rimena
Marchetto Cara
Io non compro più speranza
Vincenzo Capirola
Recercare I
Padoana descordata
Marchetto Cara
O mia cieca e dura sorte
Philippe Verdelot/Adrian Willaert
Madonna qual certezza
Francesco da Milano
Fantasie
Philippe Verdelot/Adrian Willaert
Madonna per voi ardo
Leonardo da Vinci
(Rebus musicali)
Amore la sol mi fa remirare, sol la mi fa sollecita
Sol la fè mi fa sperare
L'amore mi fa sollazzare
Joan Ambrosio Dalza
Poi che volse la mia stella
Bartolomeo Tromboncino
Poi che volse la mia stella
Per dolor me bagno il viso
Joan Ambrosio Dalza
Pavana alla ferrarese/Saltarello/Piva
Jacob Arcadelt
O felici occhi miei
Pietro Paolo Borrono
Pavana ditta la Milanesa e Saltarello della preditta
Bartolomeo Tromboncino
Virgine bella
Marchetto Cara
Per fuggir d’amor le punte
Non è tempo d’aspettare
Nadia Caristi - soprano
Dopo essersi diplomata in Pianoforte e Canto, si è dedicata all'approfondimento della vocalità e della prassi esecutiva dei repertori rinascimentale e barocco, specializzandosi nei corsi di Erice, Valdagno e Urbino e perfezionandosi con Claudine Ansermet, Cristina Miatello, Gloria Banditelli, Malcom King, Evelin Tubb. Svolge un'intensa attività concertistica cantando in diversi tra i più prestigiosi festival di musica antica in Italia e in Europa (Musica e Poesia a S. Maurizio - Milano, Ravenna Festival, Biennale Musica Venezia, Bologna Festival, Pavia Barocca, Europaeische Kirchenmusik . Schwäbish Gmünd - D, Festival delle Fiandre - Anversa - B, Festival Monteverdi - Cremona, Cantar Lontano - Ancona, Settimane del Teatro Olimpico - Vicenza, Festival Mi.To, Festival de Musica de Canarias, Tenerife - E, Josquin & the Sublime - Middelburg – NL, Cantar di Pietre – CH, Psalm 2012 Festival di Graz- A, Festival internazionale di Stress, Wunderkammer – Trieste, Festival Gesualdo 2013 – Milano, Festival di Musica Antica di Urbino ) sotto la guida di musicisti quali Livio Picotti, Gabriel Garrido, Ottavio Dantone, Walter Testolin, Marco Mencoboni, Vittorio Zanon, Gianluca Capuano, Sergio Balestracci, Peter Maag, Bruno Canino, Michele Campanella, Michael Radulescu, Elena Sartori, Roberto Zarpellon). Considerata una delle migliori interpreti della musica di Josquin Desprez, nel suo repertorio sono presenti le principali composizioni dei maggiori autori rinascimentali,barocchi e classici. Collaborando con diverse importanti formazioni italiane, ha effettuato diverse registrazioni radiofoniche e discografiche, che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti della critica italiana ed estera tra i quali spiccano due Premi Amadeus per il Miglior disco dell'Anno nel 2002 e nel 2008. È co-fondatrice e componente stabile del gruppo vocale De Labyrintho, attivo nel repertorio rinascimentale, premiato in tutte le sue incisioni discografiche dalla stampa internazionale.
 
Massimo Marchese – liuto rinascimentale
Affermato a livello internazionale come uno dei più raffinati interpreti della sua generazione, Massimo Marchese vanta ormai una lunga carriera che l'ha portato a lavorare e collaborare con alcune delle più famose formazioni di musica antica e ad esibirsi come solista in varie parti del mondo. Con all'attivo oltre 18 pubblicazioni discografiche di cui 8 come solista (tra cui RCA, Stradivarius, Tactus, Brilliant, Centaur Records), può vantare di uno dei curriculum più ampi per il suo strumento. Si avvicina giovanissimo al liuto iniziando con il M° Jakob Lindberg e conseguendo il diploma presso il "Royal College of Music" di Londra. Specializzatosi poi con il M° Paul O'Dette e con i M.ri Nigel North e Hopkinson Smith, inizia ufficialmente l'attività concertistica nel 1980 come solista e continuista, lavorando con cantanti come Nigel Rogers e Furio Zanasi, rinnovando la collaborazione proprio con Jacob Lindberg e proseguendo con Enrico Gatti, Ottavio Dantone e Flavio Emilio Scogna. All'estero di particolare importanza sono l'attività concertistica per ”Oude Muziek - Festival del Liuto” di Utrecht, Centre National de la Recherche Scientifique - Sorbonne di Parigi, Festival di Musica Sacra di Tenerife e le Settimane musicali di Sofia. Artista in residence dell'Istituto Italiano di Cultura di Osaka per i mesi giugno-luglio 2016, ha partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche. Primo liutista al mondo a registrare in disco monografico di F. Spinacino (Tactus, 2006), F. Bossinensis (Tactus, 2004), Joachim van den Hove (Brilliant Classics, 2015) ed aver realizzato l'integrale delle opere in partitura (1682/1686/1716) di Robert de Visée (Brilliant Classics 2011/2015), svolge attività di ricerca musicologica. Come direttore artistico e consulente musicale ha firmato numerosi festival e rassegne
Musicali.
I Rebus musicali di Leonardo
Le più antiche fonti bibliografiche su Leonardo, l’Anonimo Gaddiano, risalente alla prima metà del ‘500, e un breve scritto di Paolo Giovio, databile attorno al 1530, ricordano il Maestro di Vinci anche per le sue qualità di improvvisatore alla lira da braccio e cantore. Il celebre matematico Luca Pacioli, che fu amico di Leonardo durante il soggiorno milanese, ne parlò come di un pittore straordinario, abile architetto e musico virtuoso. Giorgio Vasari (“Le Vite…” Firenze 1550) riprese e accreditò questa tradizione che, sebbene risenta di una certa consuetudine agiografica, testimonia il riconoscimento dei contemporanei per le capacità musicali del Maestro. Nel “Paragone”, che è il prologo del Trattato sulle arti figurative, Leonardo stimò la musica inferiore solo alla pittura e la definì “figurazione delle cose invisibili”. Sparse nei suoi manoscritti si trovano numerose annotazioni corredate da schizzi riguardanti esperimenti di fisica acustica, la progettazione di nuovi strumenti e il miglioramento di quelli già esistenti. Purtroppo Leonardo, adeguandosi alla consuetudine degli strumenti del ‘400, non trascrisse mai le sue improvvisazioni, ma sarebbe certamente stato in grado di farlo, come dimostrano alcuni Rebus conservati nei fogli della Collezione Windsor. Si tratta di intrattenimenti di corte, ideati assai probabilmente durante il soggiorno milanese, che assomigliano a quelli descritti da Baldassar Castiglione ne Il Cortegiano: “Giochi ingegnosi ad arbitrio or d’uno, or d’altro ne’ quali sotto vari velami spesso scoprivano i circustanti allegoricamente i pensieri…” . In almeno diciotto Rebus, Leonardo utilizzò la notazione musicale combinandola con sillabe, parole o frammenti di parole in modo da formare, sfruttando i nomi delle note, motti o piccole frasi. Tre di questi Rebus musicali, Amore la sol mi fa rimirare sol la mi fa sollecita / Sol la mi fa sperare / Amore mi fa sollazzare (le parti del testo qui in grassetto nel manoscritto leonardesco sono costituite da note in chiave di Fa), formano brevi melodie che sono state riunite in un’elaborazione contrappuntista.

Il liuto
Il liuto è lo strumento a corde pizzicate più importante del Rinascimento. La sua presenza in numerosissimi dipinti e affreschi testimonia il grande interesse che il liuto suscitava nell’ambiente umanistico europeo, fin quasi a trasformarlo in un vero e proprio simbolo. Il suo suono dolce e delicato ben rappresentava l’ideale estetico di bellezza di una classe politica e sociale fortemente attratta dai valori espressi dall’Umanesimo. La sua estrema maneggevolezza ne consentiva il facile trasporto in tutti i luoghi dove si faceva musica e la possibilità di poter eseguire una o più voci di una composizione polifonica lo rendeva quasi insostituibile per l’accompagnamento di qualsiasi brano vocale. Non fu un caso che le prime raccolte di musiche strumentali pubblicate a Venezia nei primi anni del ‘500 da Ottaviano Petrucci vennero dedicate a questo strumento. Le origini del liuto sono antichissime e ancora oggi oggetto di discussione fra gli studiosi. Strumenti affini sono riscontrabili nelle antiche civiltà precedenti l’era cristiana. Nei geroglifici egiziani vi è traccia di uno strumento a corda a manico lungo che presenta una qualche parentela col liuto, così come si ritrovano strumenti a corda a manico corto anche nella civiltà assiro-babilonese. Il liuto giunse in Europa ed in Italia probabilmente dalla Spagna, dove venne introdotto dagli arabi verso la fine del XIII secolo. Ancora nel secolo successivo il liuto non si discostava molto dal modello arabo e si presentava con 4 corde singole suonate con un “plettro”. Fu solo nella seconda metà del ‘400 che il liuto subì la sua prima evoluzione verso la forma “classica” del Rinascimento, aggiungendo una quinta corda, ed ogni corda venne raddoppiata al fine di avere un maggior volume di suono. All’inizio del Cinquecento il liuto possiede già sei ordini di corde doppie (denominate cori) e solo nella seconda metà del XVI secolo verranno gradualmente aggiunti altri ordini per arrivare, verso la fine del secolo, a strumenti con un numero di corde compreso tra 8 e 10 cori.
Il nome liuto deriva dal termine Al ud (letteralmente il legno) con il quale gli arabi chiamavano il loro strumento.

“Il napoletano: una lingua per le canzoni”
21 giugno 2019, ore 15:00
Istituto Italiano di Cultura di Pechino
(in cinese)
Ingresso libero
Il giorno 21 giugno alle ore 15:00 si terrà presso l’Istituto Italiano di Cultura l’evento di presentazione del libro “Il napoletano: una lingua per le canzoni”, edito dalla Foreign Language Teaching and Research Press di Pechino.
“Il napoletano: una lingua per le canzoni” è un libro semplice, chiaro e facile da utilizzare che presenta in modo professionale e standardizzato le regole fonetiche e le tecniche canore di diversi brani del folklore napoletano. Il volume comprende in tutto un repertorio di 30 brani classici, 10 dei quali sono presentati per la prima volta in Cina.
Numerose caratteristiche contribuiscono a rendere il libro particolarmente innovativo. Per ogni brano si offre una presentazione del contesto in cui è stato composto con la relativa storia e, per la prima volta, tutti i testi sono tradotti direttamente dal dialetto napoletano in cinese. Il libro propone inoltre una approfondita spiegazione di alcuni particolari fenomeni fonetici del dialetto napoletano e include un video tutorial che spiega come leggerlo e pronunciarlo.
Oltre ad esaminare a fondo il substrato letterario ed emotivo dei testi e ad analizzare le caratteristiche dello stile musicale, il volume propone anche dei semplici suggerimenti su come interpretare vocalmente i brani.

Gli autori
Li Jingjing 李婧敬: Professore associato del dipartimento di lingua italiana della Beijing Foreign Studies University.
Cao Pengfei 曹鹏飞: Direttore del dipartimento di studi musicali della Tianjin University of Finance and Economics, Pearl River Campus.
Cao Peipei 曹佩佩: Insegnante del dipartimento di studi musicali della Tianjin University of Finance and Economics, Pearl River Campus.

L’editore
La Foreign Language Teaching and Research Press, fondata dalla Beijing Foreign Studies University nel 1979, è la principale casa editrice di materiale didattico per le pubblicazioni in lingua straniera a livello nazionale. La Foreign Language Teaching and Research Press si impegna nel “documentare la civiltà del genere umano e connettere le culture del mondo” e pubblica ogni anno oltre 10000 opere in più di 80 lingue. Già vincitrice del Premio Nazionale Cinese per l’Editoria, ha inoltre ricevuto vari riconoscimenti a livello nazionale ed è stata inserita tra le case editrici di prima categoria in Cina.
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